LA DIFFERENZA TRA FREQUENTARSI E RELAZIONARSI

Troppo spesso si parla di favorire le relazioni all’interno degli ambienti di lavoro (anche) per aumentare la soddisfazione del personale e la produttività.

Ma qual è la differenza tra lavorare insieme nello stesso ambiente (frequentarsi) e conoscersi davvero gli uni con gli altri e far nascere appunto delle relazioni interpersonali?

Ci sono alcuni temi sui quali si può instaurare una conversazione e di conseguenza una relazione negli ambienti di lavoro.

Dovrebbero essere utilizzate maggiormente domande di questo tipo durante i momenti di incontro, pausa e networking.

  • Che hobby hai?
  • Che sport pratichi?
  • Di cosa sei appassionato?
  • Sei in cerca di casa (per te o per i tuoi famigliari/amici)?
  • Cerchi lavoro per parenti/amici?
  • Sei in cerca di qualche esperto (es in salute), specialista (es riparazione di oggetti di casa) o fornitore?
  • Hai bisogno di informazioni per un viaggio/vacanza?
  • Hai semplicemente bisogno di un consiglio, suggerimento o aiuto per qualcosa?

Ma l’abbiamo mai chiesto al nostro collega?

Anche dopo anni di frequentazione, sul posto di lavoro, è facile giudicare i nostri stessi colleghi perché non approfondiamo mai il rapporto con loro. Il miglior esempio di come spesso interagiamo, ma non ci relazioniamo, sul posto di lavoro è la cena di fine anno (o quella estiva) o l’happy hour. Con questo, non voglio dire che non abbiano mai portato a costruire relazioni. Ma si tratta di momenti più adatti per presentarsi piuttosto che per creare relazioni durature, che è ciò che favorisce una migliore esperienza di lavoro.

Siamo giunti al punto in cui i datori di lavoro vogliono leggere di “consigli e trucchi” per aiutare i loro dipendenti a relazionarsi e creare così un ambiente di lavoro più stimolante. Ecco il punto: non si tratta di consigli e trucchi; pensare in questa maniera è un modo di agire tattico (voler tutto ora) e non strategico (considerare l’obiettivo generale). Invece, pensa in maniera olistica per creare situazioni in cui le persone possono andare oltre i semplici formalismi e in un ambiente che favorisca vere relazioni interpersonali.

Avvalersi di una figura interna o esterna (community manager, business community coach…) all’azienda per creare sinergie e connessioni autentiche sul posto di lavoro può essere davvero semplice. Se frequentarsi significa semplicemente conoscere il nome e la qualifica di qualcuno, relazionarsi può essere semplice se si usa il giusto atteggiamento e si formulano le domande adeguate (vedi sopra).

Relazionarsi vuol dire andar oltre i convenevoli. Non si tratta di discutere di particolari intimi. Si tratta semplicemente di lasciar spazio alla personalità di chi hai di fronte.

Saper domandare ed ascoltare d’altronde non è l’A,B,C, della comunicazione (e del Coaching)?

Datori di lavoro, provate (o preparatevi) a creare relazioni di questo tipo TRA i vostri dipendenti e potreste avere questi benefici

  • Miglioramento della comunicazione interna.
  • Coinvolgimento del personale e creazione di valore.
  • Stimolazione della conoscenza tra i dipendenti.
  • Aumento della motivazione e dei risultati.
  • Miglioramento dell’immagine dell’impresa.
  • Rinforzo della credibilità
  • Aumento di benessere e welfare

E in un epoca dove il distanziamento sociale sta creando notevoli danni e problemi relazionali, siate i fautori di questo cambiamento… “dal frequentarsi al relazionarsi”.

ADDETTO ALLE RELAZIONI CON IL CLIENTE O COMMUNITY MANAGER?

💼 Nonostante il contesto della crisi sanitaria che attualmente rende più difficile trovare un lavoro, alcuni settori continuano a cercare personale. Ieri, mercoledì 3 febbraio, LinkedIn ha pubblicato una lista dei 15 principali ruoli professionali e ambiti lavorativi nei quali le assunzioni sono aumentate maggiormente negli ultimi mesi.

Ecco l’elenco dei primi cinque:

👩🏻‍🎓 ISTRUZIONE (presidi, tutor accademici, docenti di matematica, insegnanti di educazione fisica, professori di liceo, educatori della prima infanzia, insegnanti di sostegno);

🩺 SALUTE (infermieri di terapia intensiva, psicologi clinici, cardiologi, infermieri di primo soccorso);

📈 DIGITAL MARKETING (consulenti in social media marketing, esperti di strategia del brand e di strategia digitale, web editor);

💡 SERVIZI CREATIVI (esperti di animazione, creatori di storyboard, scrittori);

🛍 SUPPORTO CLIENTI (consulenti del servizio clienti, addetti al servizio clienti, manager delle relazioni con i clienti)

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DI COSA HA BISOGNO IL MIO COLLEGA DI UFFICIO (LAVORO)?

L’ufficio ideale?

È vicino alla natura.

Naturalmente ciò non sempre è possibile per ragioni logistiche, ma una delle frontiere della progettazione degli spazi di lavoro (aziendali o anche domestici in tempi di lavoro da remoto) – scrive Pietro Martani su Forbes Italia – è il cosiddetto biophilic design, ovvero “concettualizzare il workplace attraverso l’integrazione di elementi naturali”.

Ci sarebbero, infatti, almeno cinque buone ragioni per portare ‘più natura’ in ufficio, una strada già seguita da alcune grandi aziende.

1. Incrementa produttività e benessere

2. Fa calare lo stress

3. Aria più pulita (che si traduce anche in minori malattie)

4. Acustica migliore

5. Rende più felici (trattenendo i talenti migliori)

Ma se l’ambiente è così importante, quanto lo sono i rapporti con chi ci lavora?

  • Conosciamo i nostri colleghi veramente?
  • Sappiamo per esempio che hobby amano o che sport praticano
  • Se stanno cercando qualcosa in questo momento e non lo trovano
  • Se hanno qualche necessità o problema che possiamo aiutare a risolvere
  • Se cercano casa o un lavoro per i propri famigliari

Sempre di più le organizzazioni, le aziende e i contesti lavorativi stanno cominciando a creare relazioni e conoscenze più profonde tra i propri collaboratori, dipendenti e chiunque vi lavori.

Perché sentirsi parte di una Community è ben diverso da essere all’interno di un ambiente (per quanto bello e “verde” che sia) a svolgere un lavoro senza nemmeno sapere cosa si può fare per aiutarsi a vicenda.

 

 

 

 

 

FARE RETE ALL’ESTERNO O PRIMA ALL’INTERNO?

Collaborare fa bene alle imprese e aumenta le possibilità di innovare e affrontare con successo il percorso di uscita dalla crisi pandemica.

È quanto emerge dal 2° Rapporto dell’Osservatorio nazionale sulle reti d’impresa realizzato da InfoCamere, RetImpresa e Dipartimento di Management dell’Università Ca’ Foscari

Ma prima di fare rete con e verso partners esterni bisognerebbe crearla all’interno della propria organizzazione ed arrivare a creare eventualmente anche una vera e propria community aziendale

MA PERCHE’ UN’AZIENDA DOVREBBE FARE RETE TRA I PROPRI DIPENDENTI E CREARE UNA COMMUNITY?

Tra i motivi principali, spiccano questi 3.

  • Per migliorare la comunicazione interna.
  • Coinvolgere i dipendenti.
  • Creare valore.

La comunicazione interna in azienda, spesso trascurata, dà un contributo fondamentale alla motivazione e alla diffusione di conoscenza dei dipendenti, migliorando l’immagine e la credibilità dell’impresa.

Coaching, Blog, newsletter ed eventi di team building sono gli strumenti più diffusi, efficaci soprattutto se si usa un approccio giocoso, attraverso le tecniche di gamification.

MA PERCHÈ I DIPENDENTI DESIDERANO PARTECIPARE AD UNA COMMUNITY?

  1. Identità: ci si sente di appartenere al gruppo e ci si identifica con le persone che ci sono dentro.
  2. Fiducia: si pensa che gli argomenti affrontati siano utili, si ha fiducia nelle persone.
  3. Partecipazione: si sa come partecipare, creare contenuti di valore e nuove relazioni.
  4. Ricompensa: si riceve in cambio una ricompensa.

Questo è il ciclo del coinvolgimento, un percorso che nella community si ripete continuamente e tiene sempre acceso il motore della partecipazione.

Allora la vera domanda da porsi è, come posso far fare rete (networking) ai miei dipendenti (per poi pensare di fare eventualmente rete con altri imprenditori)?

 

CHE OBIETTIVO HAI A 12 MESI?

Concordo pienamente con le considerazioni derivanti dallo studio sotto riportato.

Occorre una maggiore attenzione e personalizzazione dei percorsi di gestione delle risorse umane in questa particolare epoca.

E se per esempio lo smart working non fosse per tutti?

Uno studio condotto da tre ricercatori della University of Groningen mostra come gli accordi di lavoro che non pongono vincoli di tempo o di presenza fisica in ufficio rendano effettivamente più desiderabile un’azienda, favorendo tra l’altro l’adozione spontanea da parte dei dipendenti di comportamenti positivi per l’organizzazione, anche quando questi non sono riconosciuti da un codice normativo o premiati a livello retributivo.

Questo effetto appare però limitato ai professionisti con forte tendenza all’autonomia e basso bisogno personale di interfacciarsi con una struttura ben definita.

Secondo gli autori della ricerca, le aziende dovrebbero allora iniziare prendere in considerazione la possibilità di “personalizzare” questo tipo di accordi, in modo da venire incontro anche alle esigenze e alle aspettative di chi si trova a suo agio in un ambiente di lavoro più strutturato.

Ad esempio fornendo a chi sente di averne bisogno indicazioni più precise su come svolgere le mansioni richieste.

Ormai quotidianamente, con le aziende, utilizzo questo schema di profilazione come strumento di business community coaching per impostare una gestione di manager, dipendenti e collaboratori che porti a dei risultati nel rispetto della persona stessa e del suo potenziale, sia in smart working che in presenza.

Far compilare lo schema sopra riportato e rifletterci su può essere un buon inizio e può rappresentare un’ottima base per creare una business community all’interno della propria azienda.

FERRERO E I PILASTRI DI UNA COMMUNITY AZIENDALE

Il gruppo Ferrero (Re della Nutella) ha messo a segno  l’ennesimo colpo di mercato sotto la gestione di Giovanni Ferrero, presidente dell’omonima azienda fondata dal nonno Pietro nel 1946. Il gruppo ha infatti annunciato l’acquisizione del business dei biscotti, degli snack alla frutta e dei gelati da Kellogg Company per 1,3 miliardi di dollari.

Continua dunque il processo di rafforzamento della leadership di Ferrero nei tradizionali settori produttivi, sviluppati dal padre di Giovanni, Michele Ferrero, vero artefice della scalata a livello mondiale del gruppo della Nutella, capace di trasferire la sua impronta lungo tutta la catena del valore, fino ai rapporti con il personale.

Oltre 40 anni fa Michele Ferrero scrisse un documento ai responsabili da lui nominati elencando le norme guida del personale.

Si tratta di un documento rivolto ai responsabili nominati da Michele Ferrero, definito come le “massime da seguire nei contatti con il personale“.

Un documento che si apre con la seguente frase: “Quando parli con un individuo ricorda: anche lui è importante”.

Da qui si possono evincere i presupposti di una vera e propria business Community aziendale tra i dipendenti e tutto il personale interno (e di conseguenza esterno), partendo dai 3 pilastri fondamentali che sono di seguito riportati.

  1. Scopo comune:un progetto, un’idea, una passione.

Le persone devono costruire qualcosa insieme e muoversi nella medesima direzione.

Un prodotto, uno sport, una visione del mondo, un gruppo attinente ad un hobby, una tecnologia, una causa sociale.

Serve una colla che li tenga insieme.

  1. Aiutarsi l’un l’altro:non esiste community senza relazione tra i partecipanti.

Ci deve essere conoscenza e aiuto reciproco. Questo fa la netta differenza con la frequentazione di colleghi «sconosciuti», il pubblico di una conferenza, un canale youtube o qualsiasi altro social.

Io vengo aiutato dagli altri e mi sento in dovere di farlo. Maggiori sono queste relazioni uno ad uno, più forte è la community.

  1. Senso di appartenenza: è necessario che le persone si sentano parte di qualcosa di più grande, percepiscano una identità comune. Un logo, un nome.

Come capire quando questo accade? Vi sono segnali chiari, scompaiono i voi e iniziano i noi. “La” community fa spazio a “la nostra” community.

Viene coniato un nome per il gruppo. Le persone indossano con orgoglio le t-shirt con il logo del gruppo.

Tratto dal manuale: “Il valore delle relazioni TRA clienti (interni/esterni)”