L’AMBIENTE DI LAVORO COMBATTERÀ PER RICONQUISTARTI

Dopo quasi un anno di lavoro da casa, gli ‘equilibri di potere’ sono cambiati.

Le aziende dovranno fornire ai loro dipendenti un motivo per tornare in ufficio.

Che cosa offrire?

Spazi progettati per ciò che il più delle volte è mancato: CONTATTO UMANO (almeno in principio con una maggiore attenzione al distanziamento) e forse anche un po’ di riposo e relax.

“SONO LE PERSONE A MANCARE DI PIÙ ALLE PERSONE. C’È UN VALORE TANGIBILE NEL CONTATTO UMANO DIRETTO”, spiega Liz Burow, ex vicepresidente di WeWork, società di spazi di coworking presente anche in Italia.

Secondo la manager, gli uffici funzioneranno in due modi chiave:

  1. come spazi in cui le persone si ritroveranno per fare esperienze sulla leadership, lo sviluppo personale e la cultura;
  2. e come sedi per collaborare e riunirsi.

In ogni caso, non ci si incontrerà più cinque giorni alla settimana, ma in base a specifiche esigenze.

E qui entra in gioco un tema molto importante che chi gestisce una organizzazione deve RIUSCIRE AD ATTUARE (e non solo a dichiarare).

Qui entra in gioco l’INCLUSIONE.

L’inclusione nel mondo del lavoro è un processo che si riferisce alla globalità della sfera sociale e economica, e guarda a tutti i lavoratori con tutte le loro potenzialità.

Per questo, oggi più che mai, è fondamentale creare e mantenere un ambiente di lavoro diversificato e inclusivo a tutti i livelli di un’organizzazione.

Una cultura aziendale veramente inclusiva nasce da un buon livello di leadership, inclusi i dirigenti e i consigli di amministrazione.

I manager e i supervisori, e, in particolare il personale che si occupa delle “risorse umane”, devono comprendere quanto sia importante il loro ruolo che nel facilitare un ambiente inclusivo.

BISOGNA FACILITARE LE SINERGIE ALL’INTERNO DELLA PROPRIA ORGANIZZAZIONE.

Creare una vera e propria Community (detta Enterprise o Business Community) tra tutti coloro che ci lavorano.

Prepariamoci a creare delle nuove organizzazioni, aziende, studi professionali, associazioni, ambienti di business in generale…. dove facilitare la sinergia tra le persone e l’ambiente di lavoro stesso ed avremmo personale motivato e un connubio vincente BENESSERE/PRODUTTIVITA’.

Partiamo da una maggiore attenzione all’ascolto, alle relazioni interpersonali e alle esigenze (anche non lavorative) di chi ne fa parte E PER FARLO OCCORRE UN PERCORSO ORIENTATO A QUESTI “NUOVI” ASPETTI.

 

NEL “NEW NORMAL” GUARDEREMO PRIMA ALLE PERSONE?

Le organizzazioni si stanno attrezzando per tradurre le nuove abitudini e aspettative dei lavoratori in un nuovo approccio al lavoro.

Una grande impresa su due interverrà sugli spazi fisici al termine dell’emergenza (51%), differenziandoli (29%), ampliandoli (12%) o riducendoli (10%); il 38% non prevede riprogettazioni ma cambierà le modalità d’uso; solo l’11% tornerà a lavorare come prima.

Il 36% delle grandi imprese modificherà i progetti di Smart Working in corso e digitalizzerà i processi.

Ben il 70% di chi ha un progetto di lavoro agile aumenterà le giornate in cui è possibile lavorare da remoto, passando da un solo giorno alla settimana prima della pandemia a una media di 2,7 giornate a emergenza conclusa.

Il 65% coinvolgerà più persone nelle iniziative, il 42% includerà profili prima esclusi, il 17% agirà sull’orario di lavoro.

Per la PA la prima misura sarà introdurre progetti di Smart Working (48%), seguita dalla digitalizzazione di processi e attività (42%) e dall’incremento delle tecnologie in uso (35%).

Anche le pubbliche amministrazioni aumenteranno il personale coinvolto nei progetti di smart working (72%), che prima dell’emergenza era solo il 12%, e le giornate di lavoro agile (47%), passando da una media settimanale inferiore a un giorno a circa 1,4 giorni a settimana.

Come conciliare tutto ciò con gli aspetti soft?

Quale piano stai attuando per gestire e migliorare gli aspetti relazionali e comportamentali in base alla rivoluzione data dalla “new normal”?

Cosa stai facendo per permettere al tuo personale, ai manager, collaboratori o dipendenti di sviluppare le loro soft skills?

  • Saper lavorare in team
  • Capacità di fare networking
  • Saper captare i segnali deboli
  • Energia e passione
  • Saper conciliare/moderare (armonizzare conflitti)
  • Capacità di innovare e apertura al cambiamento
  • Capacità di risolvere i problemi
  • Pragmatismo/concretezza
  • Autonomia decisionale e operativa
  • Rispetto di ruoli e regole
  • Saper delegare

Nelle organizzazioni che sto supportando su questo passaggio, stiamo lavorando prima sul dentro (le persone, le soft skills e le relazioni interpersonali) e poi (o quantomeno contemporaneamente) sul fuori (il contenitore) per farci trovare pronti e addirittura cogliere i vantaggi di questo epocale cambiamento lavorativo.

QUALI SARANNO LE SKILL PIÙ IMPORTANTI NEI LAVORI DEL FUTURO (E DEL PRESENTE)?

In un mondo del lavoro in costante e veloce cambiamento, in molti si interrogano su cosa coltivare o valorizzare per restare al passo con le evoluzioni future.

QUALI SARANNO LE SKILL PIÙ IMPORTANTI NEI LAVORI DEL FUTURO (E DEL PRESENTE)?

Secondo uno dei tanti sondaggi qualificati sono:

Tecniche (hard skill) 33%

Comportamentali (soft skill) 62%

Altro 5%

Come fai a sapere a che punto sei tu?

Auto-valutandoti.

Ecco le prime 12 SOFT SKILL che affronto quando faccio sessioni individuali di coaching per imprenditori, manager, liberi professionisti e collaboratori.

Prova a darti un voto (pieno) da 0 a 10 tutto d’un fiato per ciascuna di queste.

  1. Doti relazionali VOTO______
  2. Saper entrare in empatia
  3. Public speaking
  4. Leadership (saper tracciare la rotta)
  5. Conoscenza dei colleghi/clienti (rete di conoscenze)
  6. Uso delle domande e capacità di ascolto
  7. Persuasione e negoziazione
  8. Saper leggere il linguaggio non verbale
  9. Saper motivare/animare
  10. Capacità di coinvolgere
  11. Far rispettare le regole
  12. Comunicare efficacemente

Individua i 3 aspetti dove sei carente e chiediti, “COSA E COME POSSO FARE PER MIGLIORARLE?”

TRASFORMARE I PUNTI DI DEBOLEZZA IN PUNTI DI FORZA E’ SOLO UNA FRASE AD EFFETTO?

Lo smart working non sparirà con il covid: nel 2021 un italiano su 6 lavorerà da casa.

Il Covid-19 passerà, lo smart working no. E se durante il lockdown i lavoratori italiani da remoto sono passati da circa mezzo milione a oltre 7, il 34 per cento sul totale degli occupati, per poi ripiegare attualmente a una quota del 24%, un lavoratore su 4, la proiezione per l’anno prossimo targata Nomisma è del 16%, circa un lavoratore su 6. Perché lo smart working, per quanto non sia stato applicato nella sua interezza, e si sia spesso ridotto in questi mesi a telelavoro, ha permesso a molti lavoratori di migliorare il bilanciamento con la famiglia, gli impegni personali, di ridurre il tempo passato nel traffico, dando comunque maggiore flessibilità e autonomia.

E quindi la parola d’ordine, nel privato come nella Pubblica Amministrazione, è non si torna indietro.

Quali sono i punti di forza di questa modalità lavorativa? E i punti di debolezza?

Leggiamoli in particolare per quanto riguarda la COMUNICAZIONE, partendo da alcuni dati statistici recentissimi.

Ci sono sicuramente dei vantaggi ma ci sono anche svantaggi (punti di debolezza), a cominciare da un incremento delle ore lavorate (28%) e difficoltà nel separare lavoro e vita personale (il 21% non riesce a staccare la mente dal lavoro). Tutto ciò comporta spesso anche un senso di solitudine e di isolamento (nel 22% degli smart workers). La quota più elevata di chi lamenta aspetti negativi legati al lavoro da remoto è più elevata tra le donne che in media si fanno carico della maggior parte delle incombenze domestiche e infatti il 15% delle donne è per il no (solo il 9% degli uomini si esprime allo stesso modo).

IL 25% HA AVUTO PROBLEMI DI COMUNICAZIONE CON I COLLEGHI.

Cosa fare allora?

Nelle oltre 150 sessioni come Smart Working Coach che ho effettuato soltanto negli ultimi 6 mesi, ho raccolto queste esigenze e grazie ALLA PRATICA (non l’ho letto sui libri) ho trovato questi PUNTI DI DEBOLEZZA E (spesso ma non sempre) TRASFORMATI IN PUNTI DI FORZA:

  • Lavorare focalizzato (mono-tasking)
  • Lavorare per obiettivi (misurabili)
  • Utilizzo piani d’azione periodici (cosa-come-quando)
  • Gestione tempo/priorità (urgenze/emergenze)
  • Equilibrio vita/lavoro (es pause, tempo famiglia/figli)
  • Conoscenza/uso tecnologia per lavorare in smart working
  • Benessere (es postura, respiro, streaching)
  • Spazi e aree lavoro (es confort, privacy)
  • Disciplina (es uso social, cibo, sport)
  • Monitoraggio lavori svolti (es invio report periodici)
  • Alternanza smart working e incontri in presenza
  • Alternanza smart working vita sociale (es uscite amici)
  • Condivisione con il team

U.B.

 

 

 

 

 

 

 

 

SPOSTATI VELOCEMENTE DAI BINARI DELLA NEGATIVITA’

Probabilmente a causa dello scenario negativo esterno le conversazioni anche sul lavoro CORRONO SUI BINARI SBAGLIATI e partono quasi sempre da ciò che non va e che preoccupa.

Di solito, infatti,  le conversazioni almeno inizialmente vertono su:

  • cosa non va
  • che problemi ci sono
  • i propri difetti
  • cosa dovrebbe fare il collega per migliorare la (nostra) situazione….

E raramente SI PARTE dai punti di forza, dalle soluzioni, dai successi o da cosa dovremmo fare NOI per migliorare.

La virtù sta sempre nel mezzo, dicevano gli antichi.

In verità, non sarei leale con te se ti dicessi di far concentrare i tuoi colleghi o collaboratori solo sui loro punti di forza.

Perché?

Perché farebbero sempre ciò che gli riesce più facile e non tirerebbero mai fuori il meglio di loro stessi.

Ognuno di noi emerge in tutte le sue doti e qualità nei momenti di difficoltà, quando si trova in uno stato di pericolo, di depressione, di crisi, di sbandamento.

Questo è un periodo dove le conversazioni sul lavoro dovresti provare a PORTARLE SU ALTRI BINARI adottando questa sequenza:

  1. come stai/va? (domanda aperta)
  2. se la risposta è positiva, andare all’obiettivo della conversazione
  3. se è negativa, cercare, con TATTO, di spostare prima possibile il focus su qualcosa di positivo per il nostro interlocutore (anche una cosa ovvia, tipo “beh oggi almeno c’è una bella giornata,…è già venerdì….che bella giacca…”), per portarlo in uno stato d’animo un pò migliore e poi passare a trattare l’obiettivo della conversazione.
  4. a questo punto fare domande del tipo “cosa puoi fare per migliorare… che obiettivo hai oggi….che soluzione proponi a quel problema….?”

Prova a fare attenzione a a TE STESSO e partendo dal prossimo incontro di lavoro ad indurre con TATTO ma nel MINOR TEMPO possibile, il tuo interlocutore a:

  1. focalizzarsi da subito sui suoi punti di forza (cosa ti riesce bene?….)
  2. proporre delle soluzioni, anziché dei problemi (cosa e come proponi per risolvere quel problema?…)
  3. pronunciarsi sul suo obiettivo (qual’è? cosa farai?….).

U.B.

COME SI FA UN COLLOQUIO VELOCE ED EFFICACE?

Se tutto è sempre più veloce e se la comunicazione deve esserlo altrettanto ma allo stesso tempo efficace, come ci si deve comportare?

Ma sopratutto ti sei reso conto che come facevi i colloqui anche soltanto qualche mese addietro non funziona più?

Facciamo un esempio,  fai una videocall di lavoro con un collega (o cliente) e devi trasferire in poco tempo, empatia, fiducia, chiarezza del messaggio e azione, cosa fai in quei pochi minuti?

Sto riscontrando, facendo diverse decine di colloquio e sessioni di coaching al mese, che:

  1. la prima cosa è sapere con chiarezza ciò che vogliamo che accada (preparati);
  2. la seconda è gestire al meglio i primissimi istanti (il primo approccio crea i migliori presupposti);
  3. terza cosa, consiste nel mettere al centro l’altra persona (stai focalizzato su di lui/lei partendo da una domanda)

Se non sei ALLENATO alla velocità ed efficacia ti consiglio di fare le prime 3 cose e di tenere d’occhio L’ORA mentre fai i colloqui.

E a proposito di allenamento, credo proprio che ti possa essere utile partire dal prossimo incontro che hai (in presenza o  a distanza/Smart Working) e applicare queste 3 (4) cose:

1. preparati uno schema di ciò che vuoi accada

3. inizia con atteggiamento gentile e positivo

3. fai una domanda (aperta tipo “come va/stai?”) prima di iniziare a parlare tu

4. guarda il tempo e rispettalo

Poi tieni un’agenda di come va e se vuoi dagli il titolo che io ho dato al primo capitolo del mio manuale relativo alle relazioni interpersonali, al Business Community Coaching e allo Smart Working Coaching ovvero: “IL (NUOVO) COLLOQUIO PER PASSARE VELOCEMENTE DALLA RELAZIONE ALL’AZIONE”, verificando dopo un pò di tempo i tuoi miglioramenti.

Buon colloquio (veloce ed efficace).