8 VOLTE SU 10 ALLA DOMANDA “CHE OBIETTIVO HAI?”, NON SI RISPONDE

Come dice l’Allenatore/Manager Gian Paolo Montali (tra i più vincenti nel volley al mondo), mentre nello sport compri un giocatore e lo misuri quotidianamente, nel mondo del lavoro, dopo aver assunto qualcuno, lo si lascia al suo operare quotidiano e a fine anno si guardano i numeri (generali).

Ma se si pone la domanda ai manager o a chi lavora in una azienda, “che obiettivo hai 12 mesi?”…

Provate a farlo e vedrete quanto è raro trovare persone che lavorano per un obiettivo (che non sia il budget, il fatturato etc…)

Gli esperti dicono che l’obiettivo deve essere S.M.A.R.T.

Ma a monte ci deve essere una (auto) presa di consapevolezza che ci sia qualcosa da migliorare.

E di solito non si è abituati ad auto-valutarsi per capire cosa si può migliorare.

Ci sono obiettivi:

  1. comportamentali (soft skill)
  2. e obiettivi numerici/tecnico/organizzativi

Ma ancora più importante, dopo aver definito gli obiettivi, bisogna passare all’AZIONE ed ecco le domande di Coaching indicate da uno dei maestri del Coaching John Whitmore:

  • Cosa farai?
  • Quando?
  • In che modo questa azione servirà a raggiungere l’obiettivo?
  • Quali ostacoli potresti incontrare?
  • Come lo misurerai?
  • Di che supporto necessiti?
  • Come e quando te lo procurerai?
  • Che (altre) considerazioni ci sono?
  • Quanto sei motivato da 0 a 10?
  • Cosa ti impedisce di andare a 10?

Obiettivi e azioni sono importanti ma auto-consapevolezza e un metodo chiaro, lo sono altrettanto per raggiungere risultati (misurabili) e nel rispetto della persona.

Dobbiamo applicare anche in azienda alcuni principi dello sport e porre una quotidiana attenzione ai nostri “atleti-lavoratori”.

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